Edoardo Guazzoni Architetto | TEATRO GEROLAMO
architetto Edoardo Guazzoni, studio di architettura Milano, architetto Milano
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TEATRO GEROLAMO

LUOGO E DATA

Piazza Beccaria, Milano, 2008/2016

CON

K. Asano, G. Ferrarese

COLLABORATORI

M. Frasson, A. Lauria, C. Lucca, M. Turati, M. Verzoletto, P. Ceresatto, C. Formenti, V. Turotti

FOTOGRAFO

B. Herreman

Category
Restauro

RESTAURO E RECUPERO TEATRO OTTOCENTESCO

 

Da piccolo, erano gli anni cinquanta, fui portato al teatro Gerolamo, che dall’ottocento introduceva i bambini agli spettacoli collettivi, con bassi parapetti nelle logge di galleria affinchè lo sguardo potesse abbracciare il palcoscenico e tutta la sala.

Vi tornai solo nell’autunno del 2008 tra tutti gli altri che poi vi hanno lavorato, ubentrando a chi ci aveva preceduto.  La riapertura di un teatro molto amato a Milano apparve subito unico e complesso obbiettivo, poiché la salvezza dei decori di sala, nascosti da teli che ne offuscavano il valore, appariva problematica, la dotazione di impianti era carente, soprattutto i meccanismi lignei del palcoscenico erano ormai scomparsi, assieme alla decorazione di tutti gli ambienti esterni alla sala.

I criteri con i quali il lavoro si è compiuto riguardano il consolidamento strutturale, il restauro conservativo, la ricostruzione delle mancanze, come l’allestimento della nuova macchina scenica, di flessibile utilizzo, i nuovi impianti, la conseguente messa a norma, in un confronto ovvio con la programmazione degli spettacoli, con la contemporanea individuazione di una direzione artistica.

Di fronte a un monumento, non è possibile disgiungere gli obbiettivi del progetto dalla tradizione classica del teatro all’italiana, di cui la Scala è esempio illustre: il Gerolamo vi appartiene, tra i più piccoli, senza esserne una parodia. Costruito in pochi mesi nel 1868, abbina la scelta tipologica al carattere popolare che la scena delle marionette, riduzione degli spettacoli d’opera, richiede: la grande folla accorsa all’inaugurazione ne è conferma.

“Se non ci si scrivesse al di fuori Questo è un Teatro, nemmeno Edipo ne indovinerebbe l’uso cui è destinato” scriveva il Milizia a proposito del teatro dei Primi a Pisa, la cui facciata era indistinta tra gli edifici adiacenti: annotazione che ben si attaglia a questo teatro invisibile all’esterno e misurato con il cortile interno.

Il Gerolamo è ulteriore esempio della modalità costruttiva che è tipica delle strade di Milano e ne costituisce l’essenza, nascondendo i segreti degli spazi interni, corti sorprendenti per ciò che contengono e svelano: “città tutta di pietra in apparenza e dura, ma morbida invece di giardini interni” come scriveva Savinio.

Altro merito va al Gerolamo, poiché, durante il tempo del suo cantiere si è spesso creata un’atmosfera unica, che definirei pre-professionale, tra tutti coloro che vi erano coinvolti, dominati spesso da un senso di meraviglia e di avventura che superava le singole specializzazioni e interpretazioni, artefici di un mondo sospeso nel tempo.

Questo è stato il vero progetto,

Il restauro dei palchi, sobrio e insieme fastoso decoro della sala, scena “fissa” del teatro, va alla scoperta del gusto, dei colori e dei temi di un tempo, dove gli strumenti musicali si alternano alle fiabe e ai personaggi dello spettacolo. Stratigrafie puntuali hanno permesso il riconoscimento dell’aspetto iniziale soprattutto per quanto riguarda l’atrio ottagonale e i decori di sala, non dimenticando tuttavia le successive reiterate sovrapposizioni che le epoche successive hanno aggiunto.

Pallide sfumature in chiaroscuro e sottili cornici d’oro appartengono ora al soffitto.

Si tratta di un abito nuovo, confezionato tenendo conto di quelli sdruciti che non vanno dimenticati, che lascia inoltre intendere nuove possibili altre vestizioni che il Gerolamo, bontà sua, sarà in grado di concedere.

Questa tensione si può riassumere nell’accostamento di pareti rosse a pareti verdi, di sedie rosse nei palchi a sedie verdi in platea. L’introduzione di una preziosa e raffinata tappezzeria di disegno neoclassico si accosta da vicino alle assi verniciate dei retropalchi, mantenendo viva la frequentazione di generazioni che ci hanno preceduto.

 

L’origine del teatro Gerolamo risale al 1806, anno in cui Giuseppe Fiando, il burattinaio piemontese, si trasferisce nell’oratorio del Bellarmino, nei pressi dell’odierna piazza Beccaria a fianco del Palazzo del Capitano. Quando fu deciso dal nuovo piano di abbattere l’isolato in cui era compreso il teatro per far posto alla nuova piazza del Palazzo di Giustizia (oggi piazza Beccaria) il teatro traslocò al civico 8, all’interno di un palazzo di nuova costruzione, Palazzo Bolis (dal nome del proprietario Luigi Bolis, tenore bergamasco) che Leopoldo Rivolta aveva edificato su progetto dell’ing Paolo Ambrosini Spinella. ll Gerolamo divenne presto una delle mete di svago preferite degli ambienti intellettuali milanesi con ideali libertari. Ciononostante, il teatro oramai celebre oltralpe fu frequentato prima dai francesi di Napoleone e dagli austriaci poi. In periodo risorgimentale si raccolsero molti patrioti. Il Teatro Gerolamo nella forma che oggi conosciamo fu realizzato in pochi mesi, riproducendo in piccolo la Scala di Milano, con tradizionale pianta a ferro di cavallo, loggione e platea. Per la prima volta in Europa vi fu una struttura ideata e realizzata unicamente per la rappresentazione di spettacoli di marionette. L’inaugurazione avvenne nel gennaio del 1868. Ma le marionette non furono le sole protagoniste della nuova stagione del Gerolamo: vi approdò anche il teatro dialettale, con la neonata Accademia del Teatro Nuovo, alla quale presero parte diversi personaggi della Scapigliatura milanese. Nel 1906 la Compagnia di Carlo Colla, ad oggi il nome più importante della storia delle marionette in Italia, sbarcò al Gerolamo per poi assumere, partire dal 1911, la responsabilità di allestirvi intere stagioni. Il Gerolamo divenne così Teatro Stabile delle marionette, ma ospitò negli anni ‘60 autori del calibro di Paolo Grassi, Tino Carraro ed Eduardo De Filippo, oltre a diventare fulcro degli spettacoli d’avanguardia, legati ai molteplici stimoli delle varie forme d’arte dell’epoca, canzoni d’autore e poesia in primis, oltre al cabaret di Dario Fo e Franca Rame, Paolo Poli, Jannacci, Gaber e Monti, e alle canzoni della malavita di Ornella Vanoni. Dal novembre del 1960 Carlo Colombo, nuovo direttore, spinse l’attenzione verso il teatro dialettale. Nel 1983 il Gerolamo fu chiuso, in seguito a numerosi episodi che fecero molto scalpore in Italia e che spinsero le autorità a stringere la morsa dei controlli sulla sicurezza dei luoghi pubblici

Il Teatro Gerolamo occupa un’ala del palazzo Bolis, ponendosi ortogonalmente al corpo principale che è allineato su via Beccaria e si sviluppa all’interno interessandone i piani terreno, ammezzato, e primo, oltre al piano cantinato corrispondente. Sopra la parte anteriore del teatro si elevano gli ultimi quattro piani di abitazioni del corpo su strada, serviti dalla scala principale del palazzo, mentre sopra la sala e il palcoscenico si trovano i tre piani del corpo interno serviti da una scala indipendente posta di fianco in un angolo del cortile. L’accesso al teatro avviene dal portone su via Beccaria, stretto tra le luci di due negozi; un angusto

ingresso posto in asse al palcoscenico conduce ad un disimpegno di pianta ottagonale e da questo si accede alla sala con platea di pianta ovoidale, triplice ordine di logge, doppio ordine di palchi e loggione. L’accesso agli ordini superiori avviene direttamente da scale interne in legno che mettono in comunicazione il primo col secondo piano, mentre al loggione si accede dalla scala principale. Il piano cantinato, sotto la platea e sotto l’ingresso, era originariamente uno spazio frazionato e destinato a depositi e cantine al servizio oltre che del teatro degli usi commerciali e residenziali dell’edificio. Come spazi accessori al teatro esistevano solo un locale per i camerini situato al primo piano del corpo in fondo al cortile, un locale foyer-bar ed un piccolo ufficio al primo piano del corpo su strada.

Il teatro, ancor oggi chiuso, fa parte di un intervento di ristrutturazione edilizia dell’edificio di via Beccarla 8/10 di proprietà privata previsto dal Piano Particolareggiato di Piazza Fontana, coordinato con altri due interventi contigui.