Edoardo Guazzoni Architetto | COLONNE DI SAN LORENZO
architetto Edoardo Guazzoni, studio di architettura Milano, architetto Milano
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COLONNE DI SAN LORENZO

LUOGO E DATA

Colonne di San Lorenzo, Milano, 1986

CON

S. Rossi

Category
Concorsi, Progetti urbani

CONCORSO PER LA SISTEMAZIONE DELLE AREE E DEL TESSUTO EDILIZIO

 

Nonostante le trasformazioni, le omissioni perpetrate da parte della città moderna, ancora oggi il quartiere attorno alle colonne si riconosce nella sua volontà di borgo, nella vita quotidiana, nel suo uso, nel rimandare ad un mondo di forme più lente e minute. Lo slargo davanti alla basilica sembra mantenere un ruolo fedele a se stesso tutto adeguato alla rappresentazione della vita quotidiana e del Ticinese. Senza essere destinato ad una precisa funzione, questo spazio resta pur sempre straordinario nella gerarchia dei luoghi che fronteggiano la basilica, tanto che da sempre le vecchie colonne sono state coinvolte nella sua definizione: ora come gigantesco porticato monumentale, ora come via colonnata per i cortei. Le stampe dei secoli precedenti ci parlano inoltre del rapporto tra colonne e porta come di un unico sistema monumentale, e ancora ci parlano di altre destinazioni legate in qualche modo all’esempio e alla pubblica rappresentazione.

La vita del quartiere si è stratificata nel tempo affiancandosi a questi ruoli, quasi come una quinta posta a sfondo. La lezione di San Lorenzo è proprio nel definire, dei fatti di cui si compone, dei reperti, dei ruderi, una versione attendibile e al tempo stesso meravigliosa. Il progetto propone le colonne nella loro natura di porticato scoperto che disegna il fronte di un nuovo enorme

edificio sezionato: un altro muro superstite tutto scavato al suo interno. Il rapporto tra cose note fissa così il ruolo del reperto all’interno di una possibile interpretazione e ne restituisce, più di quanto non possa la retorica monumentalità di un rudere o il suo fascino pittoresco, la capacità evocativa.

La nuova edificazione corrisponde ad una scelta definita sul ruolo, sulla destinazione stessa della piazza: ripristinare quella ricchezza rispetto all’uso che le trasformazioni più recenti sembrano aver contraddetto, riaffermare quel significato della vita collettiva che pare dover essere respinto dai luoghi più consolidati della città. L’edificio progettato è in primo luogo un’attrezzatura fissa per il mercato temporaneo, che potrebbe avere qui una nuova collocazione.

Il modello per la nuova edificazione composta a terra da piccoli spazi utilizzabili a botteghe e da magazzini ai piani superiori, diviene così la casa. La casa con i suoi elementi costruttivi più noti disegnati sui fronti, le porte, le finestre, i ballatoi ed anche con i fatti stessi di cui la casa nel tempo a volte si dota, i porticati, gli elementi precari sino agli elementi decorativi, addirittura monumentali riletti, per così dire, in una giusta dimensione domestica. Il progetto riunifica, in una successione ordinata, i fatti

urbani retrostanti: il sagrato di San Lorenzo, che torna ad essere un luogo raccolto, definito anche da due torrette, possibili torri sceniche di un probabile palco, poste a rispecchiare quelle già esistenti di fronte alla basilica; le testate delle case dei canonici che trovano negli spazi aperti al mercato una giusta definizione del loro rapporto con la via; il percorso aperto a sorpresa verso Sant’Aquilino; la porta che torna ad allinearsi con gli altri elementi; il corso infine, ridefinito secondo il vecchio assetto planimetrico. In questo si precisa la natura di scena del borgo, un luogo cioè dove la scena, in quanto tale, non è necessariamente usata, un luogo di rappresentazione della vita così come essa è.

Il progetto prevede inoltre la ricostruzione delle case bombardate: la soluzione più ragionevole sembra essere quella di riconfermare la loro natura di cortina e custodire nei cortili retrostanti, in parte liberati delle edificazioni aggiunte per ripristinare  una percorribilità interna, la vita degli artigiani. Tale ricostruzione sul corso degli edifici descritti dai catasti ottocenteschi e confermati ancora dalle immagini precedenti alla guerra, intende essere un’indicazione per la restituzione di quelle costruzioni “com’erano”, fedelmente, poste nella loro ricchezza e completezza architettonica a definire il fronte edilizio antistante le colonne.